Sono Peppe, ho 55 anni e voglio diventare il sindaco di questa nostra terra.

Sino ad oggi ho vissuto la mia vita raccogliendo sfide. A passo continuo. E se mi è riuscito, in tutti questi anni, di camminare sempre con la “schiena dritta, senza mai piegarmi al vento”, è perché mi porto accanto, e dentro, tre fortune rare. Mia moglie Cettina e i nostri figli Carlo e Paolo. Le cose più belle, le migliori, che posso dirvi di me hanno il loro nome.

La pallacanestro s’è presa la mia vita sin da quando non ero che un ragazzo. Non è mai stato solo uno sport per me. Non è mai stato solo giocare. Nemmeno prima di farne un mestiere, voglio dire. Era fuoco. E’ sempre stato fuoco. Il pallone fra le mani, le dita che cercano le cuciture, la linea dei tre punti sempre lì a guardarmi, il tiro che parte, la mano che resta appesa in aria, e con lei la gente sugli spalti, il tempo che si ferma…  A 16 anni ero già in prima squadra. Ovviamente alla Virtus. E se torno indietro i ricordi fremono. Tornano presto gli anni esaltanti con il Trapani. Il ritorno, indispensabile, a casa, nella mia Ragusa e quel 1998 che mi vede, da capitano, con accanto alcuni dei compagni migliori di sempre, portare la mia città, la mia Virtus in serie A… realizzando così un sogno che non potremo mai più dimenticare.

La mia vita, in quegli stessi anni, corre in parallelo anche su altri binari. Per valori profusi dalla mia famiglia e per ambizioni che sempre sono appartenute al mio carattere, mentre giro il Paese giocando da professionista, mi laureo in giurisprudenza. Senza mai perdere un semestre, a 23 anni. E questa è una di quelle cose su cui spero vorrete perdonare questo rigurgito d’orgoglio, ma a pensarci scende giù un sorriso.

A 36 anni si chiude la mia carriera da atleta professionista. Fingere non abbia fatto male sarebbe dire una menzogna troppo grande. Per cui non posso. Ero, sono un avvocato che non può pensare di venir via da quel fuoco ingestibile che lo sport è sempre stato. Perciò continuo a lasciarlo bruciare. Rimango dentro quel mondo. Cambio solo prospettiva. Divento presidente della GIBA, l’Associazione Giocatori Italiani Basket. Divento presidente dell’UBE, Union des Basketteurs Européens. Divento consigliere federale della FIP (Federazione Italiana Pallacanestro). Gli anni, a viverli con certe intensità, scappano in fretta.

Dal 2012 faccio l’avvocato a tempo pieno. Solo che adesso m’è saltato addosso un altro fuoco, un’altra sfida. E alle mie spalle, con lo stesso ardore, si va ingrossando un’altra squadra. La mia, la nostra.

Questo fuoco, che sapremo e vorremo raccontarvi molto presto perché diventi Vostro, ha un nome, uno e uno soltanto… Ragusa.

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